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Reggia di Venaria Reale e i Giardini
La reggia
Restituita alla magnificenza barocca cui fu ispirata alla metà del Seicento dal duca Carlo Emanuele II di Savoia, la Reggia di Venaria è tornata simbolo di modernità e cultura. La sua inaugurazione, avvenuta nell’ottobre 2007 dopo due secoli di abbandono e degrado e otto intensi anni di restauro, è stata la tappa fondamentale del progetto di recupero della Venaria Reale, considerato il più grande cantiere d’Europa nel campo dei beni culturali.
La Reggia si propone come centro di produzione e luogo di svago culturale in grado di offrire al grande pubblico i piaceri di arte, storia e architettura in un contesto paesaggistico straordinario, vantando alcune delle più alte espressioni del barocco europeo: l’incantevole scenario del Salone di Diana progettato da Amedeo di Castellamonte, la solennità della Galleria Grande e della Cappella di Sant’Uberto con l’immenso complesso delle Scuderie, opere settecentesche di Filippo Juvarra, le fastose decorazioni unitamente al suggestivo allestimento sulla vita di corte di Peter Greenaway, rappresentano la cornice ideale del Teatro di Storia e Magnificenza, il percorso espositivo dedicato ai Savoia che accompagna il visitatore lungo quasi un chilometro e mezzo, tra piano interrato e piano nobile della Reggia.
I giardini
I Giardini si presentano oggi come uno stretto connubio tra antico e moderno, un dialogo virtuoso tra insediamenti archeologici e opere contemporanee del maestro Giuseppe Penone, il tutto incorniciato in una visione all’infinito: con le grotte seicentesche, la Fontana dell’Ercole, i resti del Tempio di Diana e la rinata Peschiera Grande, il Gran Parterre, le Allee, il Giardino a Fiori e delle Pergole, non ha riscontri analoghi fra i giardini storici italiani per la magnificenza delle prospettive e la vastità del panorama naturale circondato dai boschi del Parco La Mandria e dalla catena montuosa delle Alpi.
Piazza della Repubblica, 4
10078 Venaria Reale (TO)
tel. 011 4992355/300 – fax 011 4992338
e-mail: prenotazioneservizieducativi@lavenariareale.it
sito web: www.lavenariareale.it


La progettazione del viale è un elemento integrante del progetto: realizzato nel 1754 ma già presente nell’idea del juvarriana, genera un forte legame scenografico tra la città, la Palazzina ed il territorio; attraversando idealmente il salone centrale, infatti, la direttrice prosegue nel viale, asse portante del retrostante giardino.
La Palazzina appartiene attualmente all’Ordine Mauriziano (proprietario dei terreni dal 1573);
in essa ha sede il Museo d’Arte e Ammobiliamento.
Informazioni
Indirizzo: Piazza Principe Amedeo 7 – Nichelino (TO)
Telefono biglietteria: 011.013.30.73
Sito internet: www.ordinemauriziano.it
E-mail: stupinigi@ordinemauriziano.it – biglietteria.stupinigi@ordinemauriziano.it
Palazzina di caccia di Stupinigi
La palazzina
Nel 1729 Vittorio Amedeo II incarica Filippo Juvarra di progettare una palazzina venatoria extraurbana. In quest’opera, segno ed emblema della corona sul territorio, l’architetto esprime pienamente la sua genialità e la sua capacità di plasmare lo spazio come parte integrante del territorio.
La Palazzina è pensata come una elegante casa signorile venatoria costituita da un articolato sistema che ha come fulcro un salone centrale, da cui si dipartono quattro bracci diagonali, spinta ideale alle rotte di caccia.
Il salone ellittico, a doppia altezza, è illuminato da un sistema di finestroni posti su tre ordini che si aprono verso i viali: il tema della caccia e la dedicazione a Diana sono sviluppati nell’apparato iconografico.
L’accesso alla Palazzina, abilmente collegata alla città capitale da un viale diritto e piano, è anticipato da un sistema di cascinali allineati sul viale stesso e collegati alle scuderie (Alfieri, 1759). Alla morte di Juvarra i lavori sono affidati a Benedetto Alfieri, cui si deve l’innalzamento del tetto nel salone e la progettazione delle due nuove ali laterali.
Basilica di Superga
La basilica
Nei primi mesi dell’anno 1716, la data è incerta, Vittorio Amedeo diede ufficialmente l’incarico a Filippo Juvarra di costruire una Basilica sul colle di Superga. Il primo progetto di costruzione elaborato dallo Juvarra era irrealizzabile a causa della costituzione geografica del colle. Bisognava quindi, scavare il colle per abbassarne la cima.
Nel maggio del 1716 iniziarono i lavori di demolizione della vecchia chiesa e il conseguente abbassamento del colle che fu compiuto in un tempo molto breve, considerando gli strumenti a disposizione, nell’arco di un anno fu abbassato di quaranta metri. Nel corso dei lavori risultò che l’area occupata dall’antica chiesa e i terreni ceduti dal comune, non erano sufficienti a formare un piazzale con le dimensioni richieste dal Juvarra, il Re dovette perciò comprare altri appezzamenti di terreni da alcuni privati.
Mentre le squadre degli operai lavoravano allo scavo, la grande quantità di materiale (pietre, mattoni, marmi, legnami ecc.) che proveniva da luoghi diversi veniva depositata ai piedi della salita che porta al colle, per cui la località venne chiamata “Sassi” nome con cui ancor oggi è conosciuta dai torinesi. Il 20 Luglio 1717, terminati gli scavi, venne deposta la prima pietra collocata sotto il grande pilastro che divide la sacrestia dalla cappella dedicata alla Beata Margherita di Savoia.
Le cave di marmo maggiormente sfruttate erano quelle di Frabosa, Cassino, Rossasco, Foreste, mentre l’onice veniva tolto dalla cava di Busca-Dronero. Per la maggior parte i blocchi di marmo, venivano abbozzati e talvolta lavorati sul posto, poi trasferiti a Superga. La sabbia veniva scavata e tolta presso la confluenza del Po con la Stura presso Lanzo. La calce e mattoni venivano preparati sul colle.
L’inaugurazione della Basilica
Verso la fine dell’anno 1730 la chiesa era finita, anche il caseggiato, destinato ad accogliere i convittori era finito, arredato e reso abitabile, mancava da finire la residenza del Re (la parte rimasta incompiuta) a questa si sarebbe pensato in seguito, purtroppo non se ne fece nulla ed è rimasta così come era allora. Il 23 ottobre 1731 Carlo Emanuele III nominò i dodici convittori e stabilì la data dell’inaugurazione. La sera del 31 ottobre il grande elemosiniere del Re, il Rev. Don Francesco Arborio da Gattinara benediceva la chiesa alla presenza dell’architetto Juvarra, Il giorno seguente il 1 novembre 1731 la chiesa veniva aperta al pubblico con una solenne celebrazione. Alla cerimonia era presente il Re Carlo Emanuele III, lo Juvarra, i convittori, le autorità civili e un numeroso pubblico; mancava solo Vittorio Amedeo II, l’ispiratore e l’ideatore della Basilica. Il figlio non gli permise di essere presente all’inaugurazione lasciandolo relegato nella residenza di Chambery.
La consacrazione della Basilica venne effettuata più tardi il giorno 12 ottobre 1749 dal Cardinale Delle Lanze.
La Chiesa
L’edificio costruito sul colle di Superga dal Juvarra è un vero capolavoro di architettura barocca del settecento, la sua bellezza si nota già guardando dal basso, da Torino. La maestosa facciata è sormontata da una cupola e affiancata da due campanili gemelli. Raggiunto il piazzale si sale da tre gradinate sulla piattaforma balaustrata, da dove sorge edificio . Il pronao a otto colonne di marmo introduce all’interno.
La Basilica è a pianta circolare, con un prolungamento longitudinale verso il presbiterio, il pavimento di marmo colorato è a rosoni circolari. La chiesa misura 75 metri di altezza, 51 di lunghezza e 34 di larghezza.
Entrando nella Basilica si può notare che la cupola poggia su una maestosa struttura divisa in due ordini. Il primo ordine è costituito da otto colonne scanalate di marmo grigio. Nonostante le nove sezioni in cui sono divise, queste colonne non perdono la loro eleganza. La loro altezza, dal piedistallo di base ai capitelli corinzi, è di 20 metri e 30 centimetri. Il secondo ordine è costituito dalla balaustra in legno scuro e dal tamburo, tramezzato da otto finestroni ritmati da otto colonne rudentate di marmo di Gassino o da altre otto di marmo di Brossasco, queste ultime sono tortigliate per un terzo del busto.
L’intensità della luce che filtra dai finestroni e dalle lunette proietta una luminosità eccezionale. Percorrendo lo spazio sottostante alla cupola si arriva alla balaustra di marmo scuro di Frabosa, la si sorpassa per mezzo di un cancello in ferro battuto del Sachetti (1736) e si arriva al presbiterio. Alla destra vi si trova la sacrestia a forma di cupola terminante in un lanternino elittico, la sacrestia è tutta rivestita da armadi in legno di noce disegnati dallo stesso architetto. Alla sinistra invece si trova una cappella modesta, con tre finestre rettangolari e una lunetta. Lo Juvarra aveva fatto costruire questa cappella perché servisse ai convittori da coro invernale, non per accogliere la statua della Madonna del voto, che in un primo tempo aveva pensato di collocare sull’altare maggiore, cambiata poi idea, la statua fu messa nel coro invernale su di un altare in legno appositamente costruito.
Le Tombe Reali
Nel 1774 verrà realizzato il progetto “cripta” quando Vittorio Amedeo III incaricò l’architetto Francesco Martinez, nipote del Juvarra, di sistemare i sotterranei trasformandoli in un mausoleo.
Alla morte del Martinez, avvenuta nel 1777, i lavori erano quasi del tutto ultimati, Vittorio Amedeo III l’anno successivo potè inaugurare la cripta e iniziare le tumulazioni delle salme, traslocandole dalle varie località in cui erano state tumulate.
La cripta è a forma di croce latina con ai lati del braccio trasversale due cappelle sottostanti, una il lato della sacrestia e l’altra il lato della cappella del voto. Alla cripta si accede percorrendo, prima, un maestoso scalone di marmo, poi un ampio corridoio. Il vano semicircolare al termine dello scalone è abbellito da una scultura di marmo di Carrara, che il Re Vittorio Emanuele II vi fece collocare nel 1878. La scultura era precedentemente esposta nella sala di ingresso dell’Armeria Reale di Torino alla quale era stata donata da Maria Teresa di Borbone e raffigura S. Michele Arcangelo che sconfigge il demonio.
Strada della Basilica di Superga, 73 – 10032 Torino
Telefono: 011/8980083 – Fax: 011/ 8987024
Orario di apertura della Basilica:
Invernale: ore 09.00-12.00 15.00-17.00 ( da novembre a marzo)
Estivo: ore 09.00-12.00 15.00-18.00 ( da aprile a ottobre)

Gli orari
Orario d’apertura
da martedì a venerdì: 10.00 – 17.00
sabato e domenica: 10.00 – 19.00
24 e 31 dicembre: 10.00 – 17.00
lunedì chiuso, aperto il lunedì di Pasqua, chiuso 1° gennaio,
1° maggio e 25 dicembre
La Biglietteria chiude 30 minuti prima della chiusura del Museo.
Castello di Rivoli
Il castello
Il Castello di Rivoli, è situato all’imbocco della Valle di Susa sulla sommità della Collina Morenica, ultima propaggine dell’anfiteatro morenico di Rivoli-Avigliana e importante presenza lungo il tracciato valsusino
della via Francigena.
L’edificio, edificato dai vescovi di Torino, ben presto passa ai Savoia, facendolo divenire, con il passare dei secoli, uno dei primi gioielli della Corona di Delizie, il complesso di dimore costruito dalla fine del ‘500 a Torino e nei suoi dintorni, riconosciute Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 1997.
Nel 1560, Emanuele Filiberto di Savoia scelse Rivoli come residenza temporanea, in attesa di stabilirsi definitivamente a Torino. Sarà il suo successore, Carlo Emanuele I, nato a Rivoli nel 1562, si dice, alla presenza di Nostradamus, a far trasformare, dall’architetto Castellamonte, l’edificio in residenza e a far costruire la Manica Lunga, singolare struttura lunga 140 metri e larga 6, per ospitare la sua importante collezione di quadri.
Il ruolo di Rivoli viene ribadito nel Theatrum Sabaudiae voluto da Carlo Emanuele II, ideale manifesto, per far conoscere alle corti europee le meraviglie del suo piccolo stato, con ben due tavole, fra i pochi edifici di committenza ducale ad avere quest’onore.
Collegato fisicamente, visivamente e simbolicamente grazie allo “stradone”, oggi corso Francia, progettato da Michelangelo Garove, con il cuore della città, a Palazzo Reale e poi alla collina e alla Basilica di Superga, simbolo della vittoria sui francesi del 1706 e della nuova dignità regia della dinastia.
Per trasformare l’edificio e renderlo all’altezza della corte ducale, venne chiamato l’ urbinate Francesco Paciotto, importante ingegnere militare, artefice dei progetti, negli stessi anni delle Cittadelle di Anversa e Torino. Oltre ai lavori alla struttura, egli realizza anche un giardino terrazzato e un ninfeo ipogeo, recentemente restaurato.
Le decorazioni delle sale, volte ad esaltare i membri della dinastia, vengono realizzate da pittori del calibro del Morazzone e di Isidoro Bianchi.
Nel 1984 venne inaugurato il Museo d’Arte Contemporanea del castello di Rivoli con la prima mostra, “Ouverture”.
Nel corso degli anni e anche oggi non solo si è arricchita la collezione, facendo diventare uno dei musei più conosciuti in Europa, ma si continuano i lavori, al fine di realizzare le idee avute dagli antichi architetti e portare il Castello al suo massimo splendore.
www.castellodirivoli.org
Sacra di San Michele
La Sacra
La sacra di san michele, costruita sulla vetta del monte Pirchiriano a San Ambrogio torinese ad una altezza di 962 mt s.l.m., e’ stata in passato una delle più celebri abazie benedettine dell’italia settentrionale, ed e’ tuttora tra i più’ grandi complessi architettonici di epoca romanica in europa.
La sacra nasce e cresce con la sua storia e le sue strutture attorno al culto di san michele arcangelo che nella sacra scrittura e’ descritto come il capo supremo dell’esercito celeste in difesa dei giudei perseguitati , mentre nel libro dell’apocalisse, michele e’ il principe degli angeli fedeli a dio, combattendo e scacciando il drago (satana) e gli angeli ribelli. San michele e’ venerato dalla tradizione cristiana come difensore del popolo cristiano ed e’ rappresentato come un guerriero chiamato in difesa contro i nemici della chiesa.
Nel 1836 re carlo alberto di savoia, desideroso di far sorgere il monumento che era stato l’onore della chiesa piemontese e del suo casato, pensa di collocare stabilmente una congregazione religiosa, offrendo l’opera ad antonio rosmini, giovane fondatore dell’istituto della carita’, che l’accetta, trovandola conforme allo spirito della sua congregazione.
Papa Gregorio XVI, nomina i rosminiani amministratori della sacra e delle superstiti rendite abazziali. Contemporaneamente il re affida a loro la custodia delle salme di ventiquattro reali di casa savoia, traslate dal duomo di torino ed ora tumulate nel santuario dentro pesanti sarcofagi di pietra.
Ancora oggi i padri rosminiani sono i custodi e gli amministratori della sacra di san michele, sostenuti e confortati dalla presenza di molti collaboratori e di tanti volontari, sia di enti pubblici che privati, ma soprattutto dalla regione che dopo la legge speciale del 1994 ha riconosciuto ” la sacra monumento simbolo del piemonte “.
www.sacradisanmichele.com
Gli orari
Orario invernale dal 16 ottobre al 15 marzo
Apertura:
Giorni feriali: 9.30-12.30; 14.30-17.00;
Giorni festivi: 9.30-12.00; 14.40-17.00;
Orario estivo dal 16 marzo al 15 ottobre
Apertura:
Giorni feriali: 9.30-12.30; 14.30-18.00;
Giorni festivi: 9.30-12.00; 14.40-18.30;
L’ultimo ingresso è consentito fino a 30 minuti prima della chiusura
Giorno di chiusura:
Lunedì non festivo
(n.b. nei mesi di luglio, agosto, settembre la sacra rimarrà aperta anche il lunedì con orario 9.30 – 12.30 e 14.30 – 18.00)

La chiesa
All’interno della chiesa il soffitto è caratterizzato da volte a crociera. Il centro di ogni crociera è decorato con motivi differenti che raffigurano la storia della salvezza dalla creazione del mondo allaresurrezione di Cristo.
Nella prima crociera è visibile un cerchio con stelle chiare su sfondo rosso e nero: rappresenta la creazione. Nella seconda crociera è visibile un decoro a bassorilievorappresentante un angelo che rappresenta l’incarnazione di Gesù. Nella terza un agnello indicativo del Natale. Le ultime due crociere sono decorate rispettivamente con una stella rossa su fondo scuro a simboleggiare la morte di Gesù e una stella su fondo chiaro a simboleggiarne la resurrezione. Queste decorazioni sono originali, coeve con la costruzione della chiesa. La rappresentazione del sole nell’abside invece è di fattura successiva, probabilmente settecentesca.
Sant’Antonio di Ranverso
Storia
Il complesso fu fondato nel 1188 da Umberto III di Savoia e dato in uso ai Canonici Regolari di Sant’Antonio di Vienne, con l’intento di creare un punto di assistenza per i pellegrini e un centro di trattamento di coloro i quali erano afflitti dal “fuoco di sant’Antonio”. Con l’avvento dell’epidemia di peste della seconda metà del XIV secolo la precettoria ospiterà anche gli affetti da questa terribile malattia. L’isolamento delle piaghe infette avveniva attraverso il grasso dei maiali per evitare l’espandersi dell’infezione. Il richiamo all’iconografia di sant’Antonio abate è esplicita: il santo appare sempre accanto ad un maialino.
La precettoria fu rimodellata molte volte nel corso dei secoli, alterandone fortemente la forma originale. Comprendeva inizialmente un ospedale, di cui rimane solo una facciata, la precettoria e la chiesa. La chiesa stessa appare oggi nello stile gotico-lombardo, del rifacimento dei secoli XIV e XV. Adiacente alla chiesa vi è il campanile, eretto in stile gotico dal 1300. All’interno i muri sono decorati con numerosi affreschi a partire dal XIII secolo, alcuni dei quali dipinti da Giacomo Jaquerio agli inizi del Quattrocento. Fra le opere di questo artista si conserva inoltre la scena Salita al Calvario nella sacrestia, capolavoro dell’artista e del Gotico internazionale in Piemonte. Nel presbiterio vi è un polittico di Defendente Ferrari del 1531, il quale include porte dipinte per la protezione dell’opera principale. Nel 1776 papa Pio VI assegnò la proprietà della precettoria all’ordine Mauriziano, a cui è affidata tuttora.
Avigliana e la zona dei laghi
La città
La città è posta a 383 m s.l.m. nella Val di Susa. Il comune viene attraversato dal fiume Dora Riparia, un affluente del Po, e possiede il Lago Grande e il Lago Piccolo che fanno parte del Parco naturale dei laghi di Avigliana. La città è un autentico gioiello medievale posto attorno alla cinta delle Alpi accanto alla mole della Sacra di San Michele.
Dal punto di vista artistico, il centro storico di Avigliana è sicuramente uno dei borghi più interessanti dei dintorni di Torino, avendo conservato molto della sua fisionomia medioevale con alcune torri e alcune porte della sua cinta fortificata, con una ventina di case risalenti al secolo XV.
Il paese è diviso in due parti: il Borgo Vecchio, con la chiesa di S. Maria, e il centro, nel quale si erge la chiesa parrocchiale dedicata a S. Giovanni Battista. Sulla facciata della chiesa un affresco di S. Cristoforo (secolo XV), mentre nell’interno un piccolo museo d’arte di Defedente Ferrari e della sua scuola. Fuori dal centro, nella frazione Paschiè, si trova la chiesa di San Pietro, o del cimitero, eretta nel secolo XII e rimaneggiata nel secolo XV. Interessante è l’affresco sul muro della facciata che che rappresenta il castello di Avigliana come era nel secolo XVI (ormai il castello è diroccato). Non ci dimentichiamo del “nostro Santuario”, sulla strada che da Avigliana porta a Giaveno.
I laghi
L’origine dei laghi di Avigliana e dell’anfiteatro morenico risale alle ultime due grandi glaciazioni pleistoceniche: quella rissiana (230.000 anni fa) e quella würmiana (120.000 anni fa) quest’ultima direttamente responsabile della formazione dei laghi.
Molto probabilmente le vicende glaciali generarono quattro bacini lacustri due dei quali, la torbiera di Trana e l’attuale zona umida dei Mareschi ben presto interrati dai detriti che scendevano dalle colline circostanti.
Nel passato, gli scarichi fognari hanno immesso nei due specchi d’acqua quantitativi elevati di elementi nutritivi (soprattutto fosfati e nitrati) la cui digestione causa la diminuzione dell’ossigeno disciolto nelle acque, soprattutto nel periodo estivo. L’ittiofauna è caratterizzata prevalentemente da ciprinidi (cavedani, carpe, scardole), specie piuttosto resistenti alle condizioni sopra descritte. Fra i pesci presenti nei due laghi ricordiamo ancora: il luccio, il pesce gatto, l’alborella, la tinca, la carpa, il cavèdano, il persico reale, il persico sole e il persico trota (quest’ultimo solo nel Lago Grande) e l’anguilla. I bacini lacustri hanno peculiarità individuali che li differenziano l’uno dall’altro. Il Lago Piccolo (60 ettari, 356 m. s.l.m.) che riversa le proprie acque nel Lago Grande (90 ettari, 352 m s.l.m.), presenta senza dubbio maggiori caratteristiche di naturalità poiché è circondato da boschi, prati e da una discreta fascia di canneto.
Centinaia di volatili di varie specie quali moriglioni, morette, alzavole, fischioni, gallinelle d’acqua, mestoloni si concentrano sui laghi, in particolar modo nel periodo autunnale ed invernale.
Il Lago Piccolo è particolarmente interessante per l’osservazione dei germani (in netta maggioranza), delle folaghe che tranquillamente nuotano sulle sue acque, degli aironi cenerini e dei cormorani immobili sui rami dei saliconi ormai bianchi del loro guano. Tra gli animali più caratteristici segnaliamo lo svasso maggiore la cui spettacolare parata di corteggiamento, chiamata danza dello specchio, è osservabile a fine inverno – inizio primavera. In seguito il nido galleggiante, costruito dalle coppie, e i pulcini portati sul dorso dai genitori nei loro primi spostamenti sono dimostrazioni pubbliche che si offrono a tutti gli appassionati di bird-watching.
Leggende
I due Laghi, il Lago Grande ed il Lago Piccolo, formano, insieme alla palude dei Mareschi, il Parco Naturale dei Laghi di Avigliana.
Al di là delle vicende storiche e della bellezza del posto, il parco andrebbe visitato anche perché molte sono le leggende che lo riguardano.
La prima, e forse la più conosciuta, riguarda la formazione dei laghi di Avigliana. Era una notte buia e tempestosa, di molti molti anni fa. Squarci di luce rompevano la monotonia della notte, e l’acqua scendeva con grande copiosità. Un povero viandante, senza dimora e senza cibo, giunse in Paese per cercare rifugio e un po’ di carità. Bussò alla porta di tutte le case di Avigliana, ma nessuno volle accogliere un povero vagabondo.
Giunto alla fine del paese, vi era una povera abitazione dove viveva da sola una anziana signora, che viveva del poco raccolto che la terra circostante gli regalava. Il viandante bussò alla sua porta, e la donna gli aprì e lo accolse in casa, offrendogli quel poco cibo e quel poco spazio che possedeva, con il cuore in mano. E così, il viandante si fermò in quella casa a dormire, e rifocillatosi, ripartì la mattina presto.
La donna, svegliatasi, notò che il viandante era già andato via, e uscì per vedere se fosse ancora nelle vicinanze. Ma per sua somma sorpresa, non vide più il paese di Avigliana in fondo alla strada: al suo posto, erano apparsi dal nulla due specchi d’acqua che avevano coperto Avigliana e i suoi abitanti, lasciando intatta solo la sua abitazione. Leggenda vuole che quel viandante fosse il Signore, che volle punire così l’avidità degli avignanesi.
Un’altra leggenda, riguarda un fatto realmente accaduto sulle sponde del Lago Grande. Durante il regno di Amedeo VI di Savoia, il castello di Avigliana era sia residenza reale che prigione. Filippo II di Savoia-Acaia vi venne imprigionato con l’accusa di tradimento il 4 ottobre 1367 per ordine del Re, e il 21 novembre venne condannato a morte, mediante annegamento nelle gelide acque invernali del Lago Grande. Ancora oggi, si dice che lo spirito del nobile Filippo vaghi ancora sulla superficie dei laghi.
Infine, un’ultima leggenda narra che nei fondali dei laghi di Avigliana risieda una fata vestita di rugiadoso bianco. Nessuno l’ha mai vista, ma chissà se è a lei, con i suoi incantesimi, che dobbiamo gli splendidi colori, sempre diversi, rosato, azzurro, gioioso e triste, del Parco Naturale dei Laghi di Avigliana.
